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La Fondazione De Chiara De Maio vuole essere un punto di riferimento per la nostra comunità di giovani che si destreggiano nella transizione tra scuola e università. Puoi sostenere la nostra attività con un piccolo sforzo, scopri di più!

La Fondazione De Chiara De Maio promuove una visione dell’arte come esperienza aperta, dinamica e condivisa.
Non solo conservazione, ma attivazione del patrimonio. Non solo esposizione, ma relazione.
EVENTI IN EVIDENZA
Pacecco de Rosa e Filippo Vitale
Dialogo sulla pittura del 600 a Napoli. Dramma in un atto.
Ritratto di comandante con baffi e moschetta – Autore ignoto, terzo decennio del XVII sec.
Il dipinto Ritratto di comandante con i baffi e moschetta, di autore ignoto, terzo decennio del XVII sec., olio [...]
Antiveduto Gramatica – Mosè salvato dalle acque
Il dipinto di Antiveduto Gramatica Moseè salvato dalle acque, 1620 circa, olio su tela, 142x208,5 cm, collezione privata, è [...]
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Monne e Madonne. Il Seicento a Napoli un altro Rinascimento.

Catalogo della mostra Motel Arcadia di Matteo Fraterno

Testo teatrale Le Sette Opere di Caravaggio assassino.

Catalogo La Sant’Orsola a Napoli dopo Caravaggio…

Catalogo della mostra “ABYSS” di Damiano Errico

Catalogo della mostra “Opere Recenti” di Angelomichele Risi

Catalogo della mostra “Minima Signa” di MIchele Calogero

Catalogo della mostra “Monne e Madonne. Il Seicento a Napoli, un altro Rinascimento”

Catalogo della mostra “Palingènesi” di Angelo Maisto

Catalogo della mostra “The beautiful stage” – Marco Gallotta

Catalogo della mostra “The beautiful stage” – Marco Gallotta

Catalogo della mostra “Leuth” – Pantaleo Musarò

Catalogo della mostra “Zona Franca” – Carla Viparelli

Catalogo della mostra “Memory” – Gino Quinto

Catalogo della mostra
Caro Armato di Franco Politano.

Catalogo della mostra
Monne e Madonne. Il corpo e le virtù femminili.

Catalogo della mostra
La femminilità dipinta – Grazia carnale ed estasi mistica
SOCIAL
L'enigma di un titolo che custodisce il senso dell'opera: Poche anime vive (1958) nasce da un'annotazione di Perilli impressa direttamente sul verso della tela.![]()
L'artista romano rifiuta la semplice astrazione decorativa. Al contrario, trasforma la superficie in una vera e propria vignetta senza parole, dove il segno graffiato recupera il linguaggio dei fumetti e dei graffiti urbani, spogliandoli della figura per lasciarne solo l'essenza visiva.![]()
La tela perde così la sua neutralità per farsi mappa della memoria. I tratti verticali e le righe orizzontali non sono semplici linee, ma presenze sottili di piccole "anime" che affiorano dalla materia per raccontare la fragilità della condizione umana nel dopoguerra.![]()
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